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Pochi giorni a Napoli e dintorni, la città reale!


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Rose & lavoro. Dal Kenya all’Italia l’incredibile viaggio dei fiori- di Lidia Zitara


a volte annusiamo un fiore senza sentire l’odore di sudore che lascia su di esso il lavoro di chi lo ha curato. Grazie per aver dato questa testimonianza!

CARTESENSIBILI

Giovanni Boldini- Beatrice Susanne Henriette van Bylandt, 1901

Rose e Gerbere

È un argomento a cui il giardiniere presta poca attenzione: il fiore da taglio. Quello commerciale, beninteso, non le composizioni di fiori freschi raccolti dai nostri giardini, disposte con cura in vasi eleganti, posizionate in punti strategici per essere viste dagli amici appena si siedono sul divano, o in piccoli vasetti di cristallo, davanti alla foto dei nonni, sul cassettone nella stanza da letto.

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La barca


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La barca scivolava silenziosa su un filo di vento, era in navigazione da dieci giorni e si apprestava al rientro. Avevano salpato l’ancora da Catania per un giro alle isole Eolie, l’aveva presa a nolo Enrico, un bancario fiorentino da poco in pensione,  che adesso si crogiolava al sole accanto a lei, Silvia una bionda quarantenne ancora piacente, che mostrava le sue graziose forme  da uno splendido costume verde che ben si intonava ai suoi capelli. Enrico si era da poco separato dalla moglie, dopo anni di sofferta convivenza, nonostante fosse vicino alla sessantina, aveva un fisico giovanile e asciutto, non era bello , ma aveva un certo fascino, i suoi occhi da miope si compensavano con un naso importante e le labbra carnose e sensuali sbocciavano come due petali tra la barba morbida e curatissima che amava carezzare con le dita sottili. Le sue mani dalle unghie corte e curate, giocavano dolcemente con una ciocca dei biondi capelli di Silvia che lo lasciava fare, quasi assorta nei suoi pensieri. Silvia era un’insegnante nubile, non si era mai sposata, sebbene ci fosse stata qualche storia importante nella sua vita non aveva saputo rinunciare alla propria indipendenza e si era ritrovata sola a quarant’anni, ancora bella e piacente e con la testa piena di sogni. Si erano conosciuti sul Web, anzi lo aveva scoperto lei navigando alla ricerca di persone interessanti con cui scambiare qualche opinione nelle lunghe serate d’inverno. Enrico aveva un blog monocolore, senza nemmeno un’immagine, ma pieno di racconti straordinari, scritti con garbo, grande ironia e proprietà di linguaggio, Silvia li lesse tutti d’un fiato, divertendosi tantissimo e poi, senza pensarci su, gli chiese l’amicizia. Enrico accettò subito e alla prima occasione la chiamò in chat, lei sussultò e timidamente rispose…Cominciarono a parlarsi, a raccontarsi e in breve diventarono amici. Le disse subito del suo matrimonio fallito e per un pò lei cercò di ascoltarlo per aiutarlo a superare il momento… quell’uomo le piaceva, ma non aveva intenzione di iniziare una storia anche se virtuale e presto capì che lui aveva voglia di giocare. Non voleva perderlo però, era un amico piacevole che le faceva fare tante risate e anche se a volte litigavano di brutto, poi facevano sempre pace. Così finse di accettare la sua corte discreta, ma senza mai incoraggiarlo. Diverse volte lui le aveva chiesto un incontro, ma lei prudente aveva rifiutato, nonostante si parlassero da mesi era pur sempre un estraneo, ma questa volta non ebbe il coraggio di rifiutare… una barca… aveva affittato una barca col suo equipaggio, per portarla in crociera alle isole Eolie, dieci giorni di assoluto relax, tanto sole e divertimento… e poi non erano da soli, c’era lo skipper e la servitù, si sentiva al sicuro. Così telefonò alla sua migliore amica per dirle dove stava andando e chiuse in fretta la telefonata per non darle il tempo di replicare, lasciò un messaggio sulla segreteria poi spense il cellulare. Si vestì con cura, pantaloncini bianchi e sandali dorati, una maglietta glicine che lasciava nude le spalle  segnando le sue forme giovanili  e un berrettino bianco di foggia maschile. Mise in valigia i costumi nuovi e i parei colorati che tanto le piacevano, assieme ad alcuni completini eleganti per le cene. Scesa dal taxi lo vide venirle incontro sul molo, le sembrò più minuto di come lo aveva immaginato, ma indiscutibilmente un uomo affascinante, le offrì una bellissima rosa e dopo averle dato un buffetto sulla guancia la baciò in fronte con prudenza, lei ricambiò timidamente, inebriata dal suo profumo che emanava intenso dalla morbida barba. Le tolse il bagaglio di mano e circondandole i fianchi con un braccio la condusse sulla barca che aspettava alla panchina. Wowwww!!!! Aveva fatto le cose in grande il nostro Enrico e senza dubbio la colpì con le cento rose che l’aspettavano in cabina. Il viaggio iniziò senza perdere tempo, accesi i motori la barca uscì dal porto e poi preso il vento spiegò le vele e iniziò silenziosa il giro delle isole. Silvia per un attimo ebbe l’impressione di allontanarsi dalla sua vita, ma subito cominciò a godere dei confort che offriva la barca, indossò il suo costume più bello e si coprì con il pareo, non se la sentiva di mostrarsi tutta d’un colpo. Enrico la guardò sorridendo, poi le slacciò il pareo e le offrì una crema solare… sentiva le sue mani accarezzarle la pelle nuda mentre le spalmava la crema sulle spalle e le sembrò per un attimo di averlo conosciuto da sempre. Furono giorni intensi, bagni al largo, il sole, i migliori ristoranti delle isole, regali costosi, fiori e una corte discreta. Enrico era un uomo navigato, non la voleva spaventare con la sua impazienza, ma lei era desiderabile, aveva sognato per tanti mesi questo momento! Così l’ultima  sera, dopo una cena bellissima in un ristorante di Panarea le chiese se poteva fermarsi nella sua cabina per quattro chiacchiere, lei acconsentì, tutti dormivano nella quiete del porto, una splendida luna si dondolava sulle acque chete e la barca beccheggiava lentamente. Le si avvicinò dolcemente, accarezzandola piano sulla pelle liscia del collo, la baciò ripetutamente dietro l’orecchio e Silvia si abbandonò, concedendosi a lui come non si era mai concessa a nessuno, Enrico l’amò teneramente, sembrava che il tempo si fosse fermato quella notte, li svegliò l’alba, uscirono fuori per assaporare la frescura del mattino… era l’ultimo giorno, dovevano rientrare, trascorsero la giornata in navigazione, fermandosi ogni tanto per bagnarsi, il sole cocente aveva reso la loro pelle dorata e gli occhiali scuri coprivano l’emozione nei loro occhi. Rientrarono a Catania al calar della sera, Silvia dopo una rapida doccia raccolse le sue cose, Enrico le chiamò un taxi , ancora un abbraccio e un ultimo bacio. “Ti rivedrò?” le chiese lui con un fil di voce, lei scosse il capo senza rispondere e si infilò in macchina, dove pianse di gioia. L’indomani continuarono a parlarsi in chat, trascorsero mesi di lontananza, poi Enrico acquistò con la sua liquidazione una barca, lasciò il suo appartamento e vi si trasferì. Silvia lo raggiunse e lì rivivono ogni estate il loro sogno. Quando il vento dà fiato alle vele si spostano alla ricerca di nuove emozioni in giro per le città di mare, mentre in inverno lei torna a casa, ha ancora il suo lavoro che la impegna, lui l’attende ogni sera e ridono ancora in chat, facendo progetti per il fine settimana sul loro nido d’amore.

Maria Cavallaro   

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